Canestri e schiacciate da tutto il mondo
La NBA è amata anche per queste storie prettamente "americane", ai confini della realtà. Del rifiuto ad entrare in campo di Stephon Marbury ne avevo parlato già due giorni fa, accusando pesantemente il playmaker dei Knicks: ad esso è seguita la replica secca dei compagni (per tutti Quentin Richardson: "Lui non è più un mio compagno"), fino alla sospensione della società. E coach Mike D'Antoni, in tutto questo, che parte fa? Oggi, finalmente, è arrivato anche il botta e risposta tra il regista (della panchina) e il suo (presunto) regista in campo. Sono volate parole grosse, per la gioia di tutti i media e di chi, come noi, segue con distacco la questione nonostante la presenza negli arancioblù del nostro Danilo Gallinari...
"Il nostro matrimonio lavorativo è finito - ha detto Marbury - ed è un dato di fatto. Ho rifiutato la proposta di D'Antoni a scendere in campo perchè non era sincera, tra noi non c'è feeling: l'unica soluzione è andarmene". Da crepare dalle risate, infine, la sua metafora: "Il coach è un falso, non dice la verità: non gli affiderei nemmeno il mio cane, per fargli fare la passeggiata dall'altra parte della strada...".
L'italoamericano avrebbe, secondo fonti interne alla società, chiesto al giocatore di diventare il play dei suoi Knicks sino a fine anno. Per ora D'Antoni non parla, ma risponde con i fatti: Marbury è stato sospeso per una partita, gli è stato decurtato 1/110 del proprio ingaggio (200 mila dollari, povero Stephon: c'è gente che quei soldi li prende quasi in una vita intera...) e la querelle sembra destinata a non finire.
Sempre che non ci pensi Don Nelson ad accudire il "buon" Marbury, facendo magari anche un favore a Marco Belinelli...
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