
Sergio Scariolo è l'emblema di un italiano vincente, che è riuscito (titolo europeo alla Spagna) dove tutti gli altri avevano fallito. Per il tecnico del Khimki, bresciano come me, ho sempre espresso stima e considerazione: anzi, lo ritengo uno dei tanti "cervelli" scappati dall'Italia. Lo vedrei benissimo a Milano, per esempio, oppure in Nazionale. Ma tant'è.
Mi sembra giusto riproporre quindi l'articolo preso oltre sette mesi fa, al momento della sua "elezione", dal quotidiano 'Bresciaoggi' nel quale lo si paragona a un certo Josè Mourinho che i tifosi dell'Inter, e non solo, conoscono bene...
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Sergio Scariolo è atteso a un compito difficilissimo alla guida della Nazionale iberica, ma è giustamente considerato il più adatto a quel ruolo. A suo favore parla tutta una carriera prestigiosa prima in Italia, poi proprio in Spagna e ultimamente in Russia alla guida del Khimki. È lui il vero Special One, non Mourinho. L'allenatore bresciano ha mosso i primi passi nella città natale come giocatore alla Pejo, ma passando ben presto al ruolo di tecnico sempre in viale Europa, prima di trovare casa alla Pinti Inox. Il presidente Pedrazzini, però, non credeva molto all'utilità delle giovanili e Sergio Scariolo ha pensato bene di trasferirsi a Pesaro, dove è iniziata la sua vera carriera di allenatore, salendo man mano di grado e nel contempo completando gli studi in legge in ottemperanza alle imposizioni del padre, per il quale aveva una sorta di venerazione: alla sua morte ha dato vita e gli ha dedicato la Fondazione Cesare Scariolo, che aiuta i bambini leucemici.
A soli 28 anni il presidente Scavolini ha tanto creduto in lui affidandogli la prima squadra contro lo scetticismo di tutti e Sergio lo ha subito ripagato con la conquista dello scudetto: il più giovane allenatore d'Italia a fregiarsi del titolo. Poi il tecnico bresciano passa a Bologna, sponda Fortitudo, ma le cose non vanno bene e il nostro non ha paura di ricominciare dalla serie A2 a Desio, dove avevano grandi progetti, ma ben presto tutto si arena e nello stesso tempo tutta la pallacanestro nazionale vive momenti difficili. Sembra sia la Grecia il nuovo Eldorado e Sergio Scariolo ci fa un pensierino, ma poi, lungimirante, opta per la Spagna. Viene assunto nel 1997 al Tau Vitoria, che portò due anni dopo alla vittoria di Coppa.
In questo modo gli si aprono le porte del Real Madrid, dove pretende e ottiene, unico caso nella storia del grande sodalizio sportivo iberico, contemporaneamente, il ruolo di presidente e allenatore. I risultati ancora una volta gli danno ragione e vince la Liga, ma l'ambiente è troppo invidioso dei suoi successi e l'avventura alla corte del re finisce.
Nel 2003 trova casa a Marbella con la nuova moglie (era già stato sposato in Italia a Pesaro), la grande giocatrice Blanca Ares con la quale ora ha due figli, e il posto di allenatore al Malaga col quale conquista nel 2005 la Coppa e nel 2006 la Liga. Le offerte gli piovono da tutto il mondo (Nba compresa), ma Sergio Scariolo o non si sente pronto al balzo Oltreoceano o non gli prospettano programmi allettanti o abbastanza denaro.
Lui non si svende, sa aspettare, finchè poco tempo fa ha colto la possibilità di incamerare un bel gruzzolo di rubli e ora dovrà amministrarli nel migliore dei modi con gli euro spagnoli. Sul piano cestistico, invece, non ha dubbi: «
La Nazionale iberica è la migliore squadra che allenerò in tutta la mia carriera - assicura -: conosco personalmente un buon numero di giocatori per averli allenati e praticamente tutti per avere studiato i loro movimenti in campo in qualità di avversari. Una squadra con uno straordinario talento sportivo»".