Canestri e schiacciate da tutto il mondo
Per Dwyane Wade è sempre più difficile tenere le sue vicende private lontano dalle luci della ribalta. Il ventisette cestista dei Miami Heat è stato chiamato in giudizio da alcuni suoi partner finanziari, ai quali ha risposto intentando una causa da 100 milioni di dollari per diffamazione; ha tentato la mediazione con la speranza di sistemare queste cause. Poi, non ha ancora raggiunto un accordo per la causa di divorzio con sua moglie, a più di un anno di distanza da quando la coppia si era recata un tribunale.
Le questioni extra cestistiche che danno da pensare al ventisettenne recordman di punti della stagione NBA 2008-2009 (30.2 punti di media a partita) sono davvero molte, ma Wade continua a dire che rimarranno tali, ovvero problemi che non intaccheranno per niente la sua stagione ai Miami Heat: "Tutti abbiamo ardue sfide da affrontare nelle nostre vite personali, perché ogni giorno è così là fuori", ha riferito alla Associated Press. E ha proseguito: "Sai che devi occupartene, ma la gente si chiede ‘Come influenzerà il tuo gioco?'. Onestamente tutte queste cose non influiscono sul gioco, basta essere forti mentalmente".
Dopo l'ultima stagione in molti vorrebbero sapere qual è la resistenza mentale di Wade. La battaglia per la causa di divorzio è tuttora in corso, i dettagli sul fallimento di un ristorante stanno venendo alla luce, e uno dei suoi vecchi partner ha fatto tutta una serie di accuse sulla sue reputazione durante il weekend dell'All-Star game.
Tutto ciò deve aver caricato Wade a mille, che dalla metà di febbraio sino alla fine della stagione ha segnato con una media impressionante: 33.9 punti a partita. Nessuno nella NBA aveva mai superato la media di 28.3 punti a gara e con il suo score ha chiuso l'anno con cifre media da capogiro: 30.2 punti e 7.5 assist. E per Miami 43 vittorie (28 più dell'annata precedente) e squadra portata ai playoff, poi persi in gara 7 con gli Atlanta Hawks.
A fine stagione il contratto di Dwyane Wade con I Miami Heat scadrà e lui potrà esercitare il diritto di free agent, anche se tutto fa presupporre un rinnovo. Di questo e dei suoi casi al di fuori del parquet si parlerà in futuro. Nel frattempo i Miami Heat hanno avanzato la richiesta che le sentenze di arbitrato vengano posposte alla fine della stagione corrente, sostenendo che potrebbero causare "incalcolabili disordini" agli Heat ed esporre Wade a "un maggiore rischio di infortunio".
Una cosa certa è che i compagni di Wade non sarranno minimamente toccati dalle sue vicende, come ha ribadito lo stesso giocatore: "Di certo non entrerò in campo dicendo ‘Oh, oggi ho avuto una terribile giornata a causa di quella storia'. Non faccio cose del genere. Se la gente non venisse a sapere niente delle mie questioni personali dai media, non saprebbe che cosa mi succede fuori dal campo. Così io verrei qui e ci sarebbe solo il basket".
Dwyane Wade ha le idee chiare. Per tutti gli altri che gli stano intorno non resta da fare che una cosa: ammirarlo giocare al gioco più bello del mondo.
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alle 19:29
roberto
Forza Wadeee! Sei il mio preferito ti ho cominciato ad ammirare dal 2 anno in nba e poi ci avevo giurato che avevi delle qualita' rari..